Protezione Civile

La nostra associazione ha tra i suoi scopi statutari quello di “favorire la disponibilità dei soci alla partecipazione ad interventi di pubblica utilità in caso di calamità naturali”. Quindi, prima ancora che nascesse quella figura di volontariato che oggi ha il nome di coordinamento di Protezione Civile, i nostri soci dedicavano tempo e denaro per portare supporto in situazioni critiche. Mi preme sottolineare questo passaggio per chiarire che, all’epoca fare volontariato di protezione civile, significava prendere le ferie o chiedere una aspettativa senza stipendio, utilizzare il proprio fuoristrada, pagare la benzina o il gasolio e gli eventuali danni al mezzo di tasca propria. Stessa cosa per quanto riguardava vitto, alloggio e l’acquisto di tutti quei materiali utili allo svolgimento della missione. Riteniamo che il modo migliore per raccontarvi l’inizio di questa storia associativa, sia quello di riportare il resoconto dell’intervento che i nostri soci fecero in Irpinia a seguito del terremoto. Prendete 5 minuti del vostro prezioso tempo e leggetevi quanto venne scritto dal nostro socio Fabrizio Salatini.

E’ necessario premettere alcuni fattori essenziali che ci hanno permesso di intervenire ed operare con un minimo di organizzazione.

Fin dal 1978 intratteniamo contatti con la Prefettura di Ferrara, il C.E.R. e sodalizi umanitari al fine di costituire un nucleo di pronto intervento in caso di calamità naturali nel quadro di quella che dovrà essere la tanto attesa Protezione Civile. Molti di noi quindi erano già sensibilizzati e tecnicamente pronti ad intervenire in caso di calamità naturali.

Conoscevamo fin dalla notte del 23 novembre, attraverso i nostri amici radioamatori, la gravità e la vastità della tragedia che aveva colpito l’Irpinia e il Potentino. Nella mattinata di lunedì 24 ci siamo resi disponibili presso la Prefettura di Ferrara e presso il C.E.R. Emilia Romagna. Nel pomeriggio dello stesso giorno apprendiamo che molte zone colpite non sono raggiungibili via radio per mancanza di ripetitori date le particolari condizioni geografiche e che quindi era estremamente necessario che qualcuno provvedesse nel più breve tempo possibile. Riceviamo quindi l’ordine di partenza nella notte di martedì, ordine che veniva direttamente dalla Prefettura di Avellino attraverso il C.E.R. nazionale. Nel tardo mattino di martedì riceviamo il nulla osta della Prefettura di Ferrara e poco prima delle 12 ci mettiamo in marcia. Siamo in 4 fuoristrada uguali (Toyota) che recano a bordo 4 radioamatori del C.E.R. Emilia Romagna con tutte le attrezzature adatte ad installare ripetitori radio; siamo completamente autosufficienti per 8 giorni e quindi i mezzi sono carichi fino all’inverosimile: viveri, acqua, carburanti, generatori batterie, apparati radio, palerie varie, tende ed altri mille amenicoli. Spesso negli avvallamenti stradali le sospensioni arrivano a fine corsa. I piloti erano tutti vaccinati contro il tifo e il tetano.

Nella notte tra martedì e mercoledì entriamo nella zona colpita con destinazione Lioni come ci era stato comunicato alla partenza. Durante il viaggio siamo rimasti costantemente in contatto con il General Manager C.E.R. Emilia Romagna che aveva la sua sede operativa in Ferrara. Avevamo precise indicazioni per cui dovevamo contattare il Sindaco di Lioni che ci avrebbe fornito indicazioni circa le località più adatte alla installazione dei ripetitori radio, per permettere così un sicuro collegamento tra i centri colpiti e la Prefettura di Avellino.

Purtroppo Lioni era completamente nel caos e le informazioni che siamo riusciti ad avere erano tutt’altro che chiare.

Decisi a non perdere ulteriore tempo prezioso e dietro indicazione di qualche radioamatore, decidiamo di salire sul monte più alto della zona, il monte Terminio.

Dopo varie peripezie, pareva che nessuna mulattiera salisse fino alla cima quota 1740 m slm, e grazie all’interessamento del Maresciallo dei Carabinieri di Voltura, imbocchiamo la mulattiera che in 12 km portava in cima al monte.

Dopo pochi chilometri il sentiero si presenta completamente innevato e la carreggiata spesso è invasa da grossi massi caduti dalle pendici della montagna; per brevità tralascio di elencare tutte le volte che ci siamo fermati a spalare neve o a spostare massi sia a mano che coi verricelli. Il sole stava tramontando quando arriviamo sulla cima. Mentre i piloti approntano il campo e piazzano le tende, i radioamatori installano il ripetitore ed iniziano i collegamenti. Purtroppo una vasta zona a Sud-Ovest della montagna rimane completamente in “ombra” per cui a malincuore decidiamo di smontare il tutto e tentare un’altra soluzione. Scendere di notte un sentiero impervio ed innevato con gli automezzi stracarichi ed il morale a terra non è esattamente un fatto piacevole.

Riusciamo a collegare via radio un operatore di Napoli che ci indica in Montemileto la località ideale per installare un ripetitore. Sono circa le 23 quando arriviamo nella piazza di Montemileto. Ripetiamo l’operazione collegamenti prima di installare dende e cose varie. La posizione risulta essere ottima per cui stanchi e felici ci apprestiamo a sistemare la nostra base operativa. Nonostante l’ora tarda, molti spettatori assistono i nostri movimenti, non tanto per curiosità quanto perché la paura di nuove scosse di terremoto li tiene lontani dalle proprie abitazioni. Della nostra presenza viene avvisato il Sindaco del paese che invia un incaricato ad offrirci alloggio in un vecchio stabile disabitato. Accettiamo di buon grado anche perché comincia a nevicare e l’idea di dormire al coperto è più forte della paura del terremoto.

Giovedì mattina la trascorriamo installando un altro ponte radio sulle colline che dominano S. Angelo dei Lombardi.
A questo punto, grazie alle notizie che riceviamo via radio da tutte le zone colpite, ci rendiamo conto della possibilità di renderci estremamente utili raggiungendo quei casolari e quelle borgate, e sono tante, che non hanno ancora ricevuto soccorsi, vuoi per l’estrema difficoltà dei sentieri che le raggiungono, vuoi per l’inesistenza di una rete viaria spazzata via dalla forza del sisma.

Ci accordiamo con il Vicesindaco di Montemileto che, oltre a fornirci di una carta stradale della provincia di Avellino, ci mette in contatto con i responsabili della Caritas di Roma che hanno poco lontano il loro centro di raccolta.

Studiando quindi un programma d’intervento dividendo in quattro zone la Provincia di Avellino in modo tale da poter ritornare ogni sera al centro per rifornirci di tutto ciò che si renderà necessario. Venerdì mattina all’alba partiamo avendo caricato i fuoristrada con viveri, medicinali ed indumenti vari. Decidiamo di rimanere costantemente in contatto fra di noi e quindi tutti i mezzi viaggeranno il più possibile vicini. Temiamo le reazioni di coloro che sono, a distanza di cinque giorni, ancora privi di qualunque soccorso.

Con noi viaggiano quattro esponenti volontari della Caritas fra cui un medico. Tutte le mulattiere si presentano al limite della percorribilità anche per dei fuoristrada. Spesso siamo costretti ad effettuare delle lunghe deviazioni poiché le frane ostruiscono la carreggiata ed il percorrere prati a tratti ricoperti di neve che il forte vento accumula e trasporta nascondendo tutte le insidie di un terreno non preparato e per di più con automezzi stracarichi ci rende la marcia estremamente lenta. Spesso siamo costretti a procedere per lunghi tratti a piedi per tastare il terreno e quando si tratta di togliere l’uno o l’altro dei nostri mezzi dai guai con un vento che entra ovunque con le mani che non ci appartengono più da tanto sono gelate, solo la speranza di poter essere d’aiuto a qualcuno ci fa desistere dal piantare lì tutto e di ritornare a casa. Ciò nonostante riusciamo a raggiungere in quattro giornate 23 casolari isolati e otto borgate recando loro viveri, vestiario, medicine e il calore di una solidarietà umana che spesso da sola basta a risolvere molti problemi.

Ovunque siamo stati accolti in maniera squisita e spesso, nonostante la oggettiva drammaticità della situazione, ci è stato difficile rifiutare quelle povere cose che ci venivano offerte in segno di gratitudine. Una bottiglia di vino, una ciotola d’uva, una formella di formaggio o un bicchiere di latte appena munto confermavano, se ce ne era bisogno, che chi vive a contatto con la natura ha da sempre un contatto con il prossimo che prescinde da differenze o retaggi politici, storici, geografici.

Partiamo per il ritorno a Ferrara mercoledì 3 dicembre coscienti di aver fatto del nostro meglio ma certi che si poteva fare di più e meglio.

Ultima nota polemica, sulla strada del ritorno a Mirabella dove ci siamo fermati per fotografare un edificio di nuova costruzione interamente crollato, un sottotenente dell’esercito ci ha sequestrato quasi tutti i rullini fotografici adducendo il divieto di fotografare in zone sottoposte a stato di emergenza.

Fabrizio Salatini

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