Chi era “Daniele Lugli”

Breve ricordo di Daniele Lugli, il cui nome è da sempre legato
all’Associazione Fuoristrada Ferrarese.

Daniele, per gli amici Pìpi, forse così soprannominato per la sua media statura, è ricordato a Bondeno come un ragazzo appassionato di motori e guida sportiva. Al secolo Daniele Lugli, classe 1951, laureato in economia e commercio, figlio di un noto imprenditore locale e lui stesso titolare di una neonata azienda che malauguratamente non ha avuto il tempo di sviluppare, è rimasto nella memoria collettiva del paese a causa del catastrofico incidente automobilistico che gli tolse prematuramente la vita nel giugno del 1978.
Ne parlo con Fabio S., un amico col quale aveva condiviso la passione del fuoristrada. Parliamo del 1975, epoca in cui i veri fuoristrada si contavano davvero sulle dita di una mano monca e quasi tutti i mezzi erano di derivazione militare. A quel tempo nelle golene nebbiose, sui terreni più accidentati, oggetto degli sguardi stupiti della gente, c’erano loro: Daniele con una Alfa Matta, il primo mezzo con cui iniziò a fare fuoristrada, e Fabio con la sua Jeep Willis, residuato bellico sapientemente restaurato. Sodali di questa amicizia sono state dunque la sabbia dell’isola Tontola, nel comune di Ficarolo, il fango argilloso dei pioppeti, gli argini delle golene del Po e quei passaggi prossimi all’acqua del fiume che lasciavano in superficie una apparentemente solida crosta rugosa e quadrettata, chiamata scherzosamente ‘panza ad vècia’, che invece risultavano insidiosi ad un pilota inesperto. Altri appassionati con mezzi diversi iniziavano allora a praticare il fuoristrada, ma a Bondeno, potremmo dire con certezza, mentore dei due, fu sicuramente Gianni V., che con
la sua Jeep M38/A1 li trascinò quali antesignani in quella avventura che negli anni divenne comune a tante altre persone; soprattutto per la produzione ed immissione sul mercato di nuovi automezzi sempre più comodi e moderni.
Daniele iniziò a fare pratica proprio in quei luoghi. Sull’isola, che si raggiungeva, umori del fiume permettendo, attraversando il pennello idraulico che la collega alla golena del Po alla sponda veneta, c’era una sorta di pista naturale con ripide salite di sabbia, fanghiglia, acqua e una serie di insidie che portavano il pilota del mezzo ad affinare tecniche ed esperienza. Di certo quello fu il primo terreno d’ardimento. Su quel fazzoletto di mondo circondato dalle acque del Grande Fiume, c’erano tutte le difficoltà necessarie alla pratica; poi nella pista allestita nei pressi di Rocca Possente di Stellata, in comune di Bondeno, fino a quando le zone golenali furono interdette al passaggio di automezzi. Ma nonostante gli impedimenti tecnico-burocratici, la passione di Daniele continuò a crescere fino ad iscriversi a qualche gara nazionale di fuoristrada, quasi sempre piazzandosi in ottime posizioni, se non vincendole.

Da lì la decisione di cambiare il mezzo con uno più potente ed adeguato a quel tipo di competizioni: arrivò così la mitica Ford Mutt. Acquista in provincia di Trento, elaborata ed accessoriata con la massima tecnologia allora possibile, il talento ‘spericolato’ del pilota iniziò ad esprimersi ai massimi livelli. Il ricordo di Fabio, in quell’occasione navigatore, va al 1° premio assoluto guadagnato nella competizione di Busalla, nei pressi di Genova, probabilmente nel 1977. “La sua guida – ci racconta – era sicura, decisa, competente, ma anche un po’ spericolata. Pìpi l’era un pistazòn…(ride con una punta di nostalgia), i freni erano un optional. Era uno di quei piloti che accelerava anche in discesa… di sicuro non era un pavido.” Entrando nei particolari rivela che in una fredda giornata autunnale, sotto una pioggia battente, si fece prestare una muta da sub per affrontare un profondo guado sulla pista di Aegola, in provincia di Pisa, che attraversò con l’acqua gelida nell’abitacolo ben oltre la cintola. Una sorta di Farinata degli Uberti in off road e, a quel tempo, non era proprio cosa da tutti. Nonostante la sua breve carriera fuoristradistica, le gare si susseguirono con successo e la sua posizione nel campionato italiano divenne sempre più rilevante.
C’erano le basi per iniziare a creare un’associazione di appassionati e questo avvenne con le poche persone che iniziarono a ritrovarsi a Ferrara, presso le loro case private, gettando le basi dell’AFF che esiste oggi. Se la sua passione per la velocità, anche fuori dalle piste, non l’avesse tradito in quel terribile e maledetto incidente, di cui l’amico sedutogli al fianco nell’abitacolo dell’auto, sopravvissuto per grazia ricevuta, mi ha più volte raccontato con raccapriccianti particolari, lo stesso anno con grandissima probabilità avrebbe conquistato il titolo di campione italiano di off road. Una grave perdita umana e sportiva.
“Quel tragico incidente, stroncandogli un avvenire – commenta sommessamente il Presidente dell’AFF Andrea Carletti – l’ha destinato ad essere per sempre, nella memoria di tutti, un ‘ragazzo’ deceduto nel corso dei suoi anni migliori… un ragazzo di talento che amava guidare veloce, e la nostra associazione deve andare fiera di portare il suo nome.”

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Foto: Daniele Lugli su Ford MUTT guado Aegola (PI)